Il mondo della tecnologia lo si immagina spesso come una serie di persone che, spinte da un’innata passione per l’avvenire e le innovazioni, si muovono con entusiasmo verso un unico obiettivo. Negli ultimi tempi, però, l’etica ha cominciato a fare capolino in maniera preponderante anche nei big della tecnologia come Microsoft o Google.

Cosa sta succedendo? Il mondo e la società occidentale, sembra attraversare un periodo di profondi cambiamenti ed innovazioni ma il cuore delle persone, la coscienza collettiva, l’animo dell’essere umano sta alzando la voce affinchè l’etica incontri il mondo della tecnologia, così che tante innovazioni servano a nobili scopi invece che a produrre dolore e rabbia.
Ne è un esempio l’ultima lettera inviata da parte di oltre 100 dipendenti di Microsoft al CEO Satya Nadella per chiedergli di interrompere la collaborazione con l’ICE, Immigration and Customs Enforcement, in pratica i servizi di immigrazione statunitensi. Nelle ultime settimane di giugno 2018 i mass media hanno cominciato a diffondere le immagini che questo dipartimento riserva agli immigrati irregolari, separandoli forzosamente dai proprio figli che vengono a loro volta rinchiusi all’interno di gabbie. La vicenda ha destato molto scalpore, tanto da far prendere in mano la situazione ad alcuni dipendenti mettendo nero su bianco la richiesta alla propria azienda di interrompere ogni collaborazione che porti a perpetrare questo tipo di atteggiamenti.

Microsoft si trova ora tra due fuochi: i propri dipendenti che ne chiedono un colpo di reni etico e la necessità di continuare collaborazioni con il governo che gli permetta di incassare sostanziosi vantaggi economici. La risposta della casa di Redmond è stata abbastanza interlocutoria. Prendendo le distanze dalla tolleranza zero dell’attuale amministrazione Trump, Microsoft ha ricordato che nulla ha a che fare con le pratiche di separazione e che si limita a fornire solo la tecnologia. L’uso che se ne fa, poi, è un diverso problema. Un problema etico!

I dipendenti Microsoft però non sono gli unici ad essersi posti un problema etico e sono in buona compagnia di qualche migliaio di dipendenti Google che hanno richiesto alla loro compagnia di sospendere una collaborazione con il Pentagono. Pomo della discordia, stavolta, era il Progetto Maven dove Google si pensava avrebbe applicato tecnologie di intelligenza artificiale a protocolli usati in guerra. Google si è difesa a sua volta dichiarando che il progetto non riguardava le fasi di conflitto ma si limitava ad essere impiegata in fasi logistiche.

Da una parte il moto di orgoglio e coscienza per una tecnologia più etica, dall’altro il bisogno di reperire risorse finanziarie per progredire e progettare nuove tecnologie. Alcuni dilemmi sembrano essere molto spinosi, tanto per le aziende tanto per i dipendenti stessi. Una cosa però, noi ci sentiamo in diritto di dirlo, anzi forse meglio di ricordarlo: siamo e resteremo sempre umani; l’empatia è una delle nostre caratteristiche più invidiabili. Un dividendo non vale tanto. O no?